Il trucco, la maschera e il volto: Colloquio con Giulia Giorgi (Parte Prima)

(Intervista in due parti, parte prima)

“L’arte sta in fare che tutto sia finto e paia vero”, asseriva Gian Lorenzo Bernini in relazione agli aneliti dell’arte Barocca seicentesca. Discendenti ed eredi degli antichi maghi e sacerdoti con i loro abbacinanti artifici, e figli del teatro, effettisti e truccatori, artigiani del sogno, fin dagli albori del cinema hanno saputo plasmare la realtà a immagine della nostra fantasia, creando maschere e universi. Disquisiamo sulla poetica del trucco e dell’effetto speciale con la talentuosa make-up artist ed effettista Giulia Giorgi

Giulia Giorgi

la visionaria ed estrosa SFX make-up artist Giulia Giorgi ci guida nel vertiginoso mondo degli effetti speciali di trucco

Personalità artistica estremamente eclettica e versatile, Giulia ha saputo coniugare esuberante fantasia, destrezza manuale e alacre spirito imprenditoriale, dedicandosi in particolare alle produzioni cinematografiche indipendenti.
Sul versante creativo spazia con disinvoltura dal make-up SFX fino al trucco tradizionale e all’hair styling.
E’ stata SFX designer per opere come Deadblood (2012, di Pietro Tamaro), The Prophan Exhibit (2013, episodio di Ruggero Deodato), Ebola (2015, di Christian Marazziti), Nove Lune e Mezza (2017, di Michela Andreozzi), Go Home – a casa loro (2018, di Luna Gualano), Il Ragazzo più Felice del Mondo (2018, di Gipi) e Cattivo Sangue (2021, di Simone Hebara). Durante il 2023 ha collaborato come make-up FX on set per Leonardo Cruciano alla realizzazione di The Immaculate di Michael Mohan.
Attiva anche in ambito teatrale e televisivo, a livello internazionale, ha preso parte ad eterogenee produzioni: è stata Makeup and Hair designer per la serie di documentari Sky Arte Mystery of the Lost Paintings (2018, di Giovanni Troilo), e Makeup and Wig designer per l’edizione di Cats – The Musical versione steampunk (2017, diretta da Stefano Mapelli), realizzata da Operà Populaire. Tra le varie altre cose ha poi collaborato, in veste di Special Fx Technitian, affiancando Maurizio Corridori, alla realizzazione dell’episodio Amor Vincit Omnia (2018) della serie Netflix Sense8 (2015/2018, ideata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski), e in veste di hair stylist, per Claudia Catini, alla prima stagione della serie Domina (2021, ideata per Sky da Simon Burke) e per Elisabetta De Leonardis al girato italiano della terza stagione (2022) di Jack Ryan (2018/2023, ideata da Carlton Cuse e Graham Roland sulla base del personaggio di Tom Clancy).
E’ co-fondatrice e presidente della Baburka Production ( http://www.baburkaproduction.com ), realtà che spazia dall’effettistica speciale allo show business alla produzione, la cui divisione Baburka factory FX (di cui è direttrice artistica), dedicata agli effetti e alle creazioni speciali e ai servizi creativi, è in grado di offrire a produzioni nazionali ed internazionali ciò che attiene agli effetti speciali di trucco e non, dal prop making all’iperrealismo, dallo special makeup effects all’animatronica, integrando il volto squisitamente materico e artigianale con le più innovative tecnologie. E’ altresì co-fondatrice dell’Associazione di Categoria EffectUs ( http://www.effectusevent.com ), nonché ideatrice del network operativo Il cartello degli Indipendenti, nato nel 2017.
Giulia è anche rinomata ballerina di Break Dance, con il nome d’arte di Chimp, molto attiva nella comunità dell’Hip Hop, tematica sulla quale ha realizzato i due documentari 1 world under a groove (2013, con Matteo De Angelis) e Break the Siege (2015), oltre a dirigere artisticamente l’hiphopcinefest.org. Non secondo alla verve creativa è poi il suo fervido impregno politico e sociale di attivista, che l’ha portata a conseguire una laurea in Relazioni tra i popoli e cooperazione allo sviluppo con specializzazione in studi orientali.

Innanzitutto grazie di essere qui con noi. Lei ha dato vita ad un progetto formidabile. Le va di ripercorrere, nel modo più debito e puntuale possibile in questa sede, la storia della sua attività artistica e professionale? Come è nata Baburka e quali progetti si profilano per il futuro?

Ho sempre amato l’arte e tutte le sue espressioni; da piccola mi sono trovata a sperimentare, come la maggior parte di noi fa, in cerca della forma di espressione artistica che più si avvicinasse al mio Io; con grande sorpresa della mia famiglia, non è stata l’arte figurativa o la musica a catturarmi, ma invece è stato l’Hip Hop il primo mezzo per abbracciare l’arte a 360 gradi.

Sono un membro attivo della scena Hip Hop italiana sin da quando avevo 14 anni, ho iniziato con i graffiti per decidere a 18 anni di cominciare a ballare break dance. E proprio da questo primo amore, credo, nasce la mia attitudine a prediligere arti che non si racchiudono in una sola disciplina, ma che ne incarnano diverse, tutte tese a uno scopo finale. Questa passione, che tutt’ora è viva e attiva, mi ha portato per la prima volta in contatto col cinema: il mio primo film infatti l’ho fatto come ballerina, (Crew 2 Crew, 2009). Da quel momento mi sono innamorata del set cinematografico e ho subito pensato: se non posso stare sempre sullo stage, posso trovare il modo per stare nel backstage. Mi è da sempre venuto naturale essere attiva e propositiva nelle mie passioni che, proprio per questo, nel tempo ho trasformato una ad una in lavoro; negli anni ho organizzato di tutto, da jam hip hop a concerti, contest di break dance, spettacoli, progetti internazionali dell’UE sempre a tema Hip Hop, fino ad arrivare alle produzioni cinematografiche ed eventi culturali di genere e, ovviamente, al laboratorio di effetti speciali che oggi dirigo.

Il passaggio attivo alla produzione cinematografica indipendente avviene attraverso l’incontro con Amin Nour, giovane attore romano con in mente l’idea di realizzare un cortometraggio, quello che sarà poi geNEWration (2013). Con l’intento di realizzare questo progetto nasce il collettivo informale Baburka, assieme ad Amin (che uscirà dal collettivo dopo un paio di anni) si uniscono Pietro Tamaro (regista e sceneggiatore) ed altri membri come Jacopo Santoro, Luca Frigerio, Greta Gallone e Stefania Pisano, ognuno specializzato in diversi rami della produzione cinematografica.

Di lì a poco il gruppo inizia a produrre in maniera totalmente indipendente diversi progetti: cortometraggi, videoclip e spot; dopo circa un anno di attività di collettivo informale, decidiamo di partecipare a un bando di start up aziendale per giovani, che ci troviamo a vincere, la vincita del bando ci porta a costituirci legalmente come Cooperativa.

Imprenditori per necessità più che per ambizione, siamo usciti dal sottoscala del Pigneto da cui eravamo partiti e abbiamo aperto la nostra prima sede a Torpignattara. Qui, negli anni successivi, prendono vita più di una dozzina di progetti di cinema indipendente come Cattivo Sangue di Simone Hebara, la trilogia di cortometraggi del regista iracheno Alì Kareem e tanti, tanti altri.

La Baburka si specializza in progetti “impossibili”, si fa un nome per la professionalità con cui affronta le sfide più difficili e per l’impegno in soggetti socialmente impegnati. I soci entrano ed escono dal gruppo, negli anni la società forma decine di giovanissimi professionisti che riescono a sfruttare a pieno lo spirito di cooperazione e scambio delle conoscenze che sta alla base dello spirito con cui è stata fondata la società stessa.

Per quanto mi riguarda più nello specifico, gli effetti speciali di trucco, prop e costumi speciali sono diventati con il tempo uno dei core business della cooperativa, questa sezione della società si chiama Baburka Factory. Quest’ultima ha avuto una grande espansione da ottobre 2020 con l’entrata di Leonardo Cruciano, assieme al quale abbiamo collaborato per progetti come Equalizer 3, Domima 2, House of Gucci, Rapito, The Swarm, Bang Bang Baby e moltissimi altri. Ad oggi la Factory sta aprendo nuovi orizzonti ed abbiamo deciso di modificare la formazione e dividere il nostro percorso da quello di Leonardo, riportando la direzione della Factory sotto la mia sola supervisione. Anche in questo caso, il tempo passato assieme ci ha aiutato a scoprire lati nuovi del settore cinema, principalmente quello cosiddetto Mainstream, e siamo felici di aver avuto il team di Leonardo affianco, allo stesso modo speriamo di aver lasciato un po’ dello spirito cooperativo a loro nella nuova compagine societaria che formeranno a breve. Lo scambio, a tutti i livelli, è quello che mantiene vivo l’apprendimento e la crescita professionale e umana, e la cosa vale in ogni direzione la si veda secondo me.

Negli anni Baburka si é inoltre dedicata alla produzione di due eventi molto importanti: Effectus Event, dal 2015, che è l’unico evento italiano dedicato agli effetti speciali di trucco, e L’Hiphopcinefest (dal 2020), un festival di cinema dedicato alla visione del mondo Hip Hop attraverso la settima arte, di cui sono la direttrice.

Nel futuro prevedo sempre più attività dei vari reparti della Baburka, che dopo questi tre anni passati concentrati sul laboratorio in tandem con il team Cruciano, auspicabilmente tornerà a produrre e co-produrre progetti più o meno indipendenti, riattivando i canali che erano stati lasciati temporaneamente in standby per seguire al meglio l’attività di espansione del SFX lab.

Giulia Giorgi assorta nel dar vita (o non-vita) a uno zombie

Fin dagli albori del progetto, lei è stata coadiuvata da, e ha diretto, un motivato e volitivo team di collaboratori e collaboratrici della sua levatura. Come è stato, in questi anni, collaborare con i suoi colleghi e colleghe?

La Baburka é una cooperativa di lavoro, sono molte le persone che si sono avvicendate negli anni sia nel team stabile che tra i collaboratori generici. É molto difficile condividere non solo un progetto, ma anche un’etica lavorativa basata sulla sostenibilità e la condivisione. Io e Pietro Tamaro facciamo parte della formazione originale, da molti anni ormai al nostro fianco Hicham Mouhim, Fosca Giulia Tempera e la giovanissima Michela Pezzarossa. Tra i membri piú attivi del passato ricordiamo Stefania Pisano, costumista, Luca Frigerio, sceneggiatore, Victor Rosalini Spacek, editor, Jacopo Santoro, produzione, Faisal Dasser, scenografia, e Kwanza Musi Dos Santos, produzione, ma ce ne sono tanti altri che hanno lasciato più di bei ricordi e momenti di lavoro in comune, come dicevo prima, ogni collaborazione porta a una crescita di entrambe le parti, in un modo o nell’altro.

Non venendo da pregresse esperienze aziendali la gestione del team non è stata affatto facile e i problemi che abbiamo dovuto affrontare sono stati diversi, dalla piccola alla grande crew. L’industria cinematografica, un settore lavorativo saltuario, non investe nella formazione del personale, quindi è molto difficile lavorare sulle necessità comportamentali oltre che su quelle conoscitive del mestiere in sé.

Con la grande esplosione lavorativa data dall’arrivo della serialità su piattaforma, si è alzato molto lo standard da tenere per i lavoratori ed è davvero necessario intervenire per sopperire a queste mancanze, per avere un’industria al passo con i tempi. Il sistema scolastico ufficiale purtroppo non offre una formazione adeguata a questo mondo, e quello privato punta nella maggior parte dei casi al profitto economico. Questo porta a un’enorme difficoltà nel reperimento di lavoratori preparati non solo al dipartimento di competenza, ma proprio al mondo del lavoro stesso. Per questo ho sempre ritenuto fondamentale l’attivismo con l’Associazione Effectus, che promuove formazione ed auto formazione accessibile; tra le mission di Baburka abbiamo da sempre inserito la formazione tra peer, proprio come con i meeting de “Il Cartello degli Indipendenti”, in cui abbiamo trattato tematiche come la distribuzione, l’auto produzione fino all’inserimento delle app nel workflow dei reparti.

Giulia Giorgi con alcune preziose collaboratrici e collaboratori (passati e presenti): da sinistra: Fosca Giulia Tempera, Faisal Dasser e Valentina Roika

Alle origini e alle radici di una passione creativa

Da bambino, il rinomato paleontologo Stephen Jay Gould si recò al museo di storia naturale di New York, e si trovò al cospetto dello scheletro del Tyrannosaurus rex che campeggiava maestoso nella sala. Non appena qualcuno fece riecheggiare uno stentoreo starnuto, rimase così esterrefatto ed atterrito da rovinare in ginocchio. A seguito di quell’episodio, decise che avrebbe dedicato la vita allo studio dei dinosauri. Allo stesso modo, il leggendario effettista ed animatore Ray Harryhausen rimase folgorato sulla via di Damasco quando, poco più che decenne, si recò al cinema ad assistere alla proiezione di King Kong, esperienza che lo pervase al punto da spingerlo ad emulare il Willis O’Brien creatore del celeberrimo gorilla.

Quale è stato l’episodio o gli episodi che l’hanno indotta a dedicarsi a questa professione? Cosa ha destato in lei questa passione?

Sono partita dai capelli, che facevo da anni (trecce e dread), e che per prima ho sempre portato, nel film di cui parlavo prima (quello in cui compaio come ballerina) mi è capitato di farli per molte delle figurazioni che ballavano con me, e così ho capito che questa mia passione poteva avere un nuovo risvolto. Inoltre due delle mie migliori amiche avevano iniziato un percorso professionale con il trucco negli stessi anni e questo mi aveva portato a un ulteriore sguardo su questo mondo di possibilità.

Un giorno poi mi capitò un video di backstage su come venivano creati i personaggi del Cirque du Soleil, ne rimasi assolutamente rapita, decisa a entrar parte di quel mondo che unisce danza ad arte figurativa, costume, make-up e acconciature, scrissi al contatto che trovai. Mi risposero dopo un mesetto dandomi una lista lunghissima di tutto quello che sarebbe stato necessario saper fare per candidarsi: dalle parrucche, agli effetti speciali, fino al body painting e al prop making. Non era ancora l’era dei tutorial su YouTube e quindi tra libri, videocassette e dvd iniziai il mio percorso di auto-formazione.

Infilarmi nelle situazioni più strane è, posso dire, un’altra mia caratteristica, quindi sfruttando le mie nuove conoscenze e i contatti che via via mi stavo iniziando a fare nel mondo del cinema indipendente, iniziai a sperimentare le mie recentemente acquisite capacità su vari progetti; dopotutto a me piace la costruzione di un personaggio a 360 gradi, così come amo dare vita all’immaginazione degli altri, oltre che alla mia, e amo le sfide, perché portano alla crescita personale, e quindi quale migliore strada creativa del cinema? Arte collettiva per antonomasia che ogni volta ti porta a un nuovo progetto, nuove sfide, nuovi orizzonti da esplorare?

Una volta pronta, e mi ci sono voluti anni (oltre al fatto che lo studio non finisce mai), alla fine non ho mai fatto richiesta formale per entrare nel team del Cirque du Soleil, ma quella mail mi mise sulla giusta strada. Tra video musicali di amici, fiere del fumetto, contest di body painting e cortometraggi indipendenti il mio percorso non si è più fermato.

Giulia Giorgi nel suo laboratorio: scultura, fra le fasi fondamentali della creazione di una maschera

Tutto ebbe inizio con l’intraprendenza animosa e sollecita di Lon Chaney, l’Uomo dai mille volti, che negli anni dieci e venti del Novecento sperimentò su di sé nuove tecniche di trucco per infondere vita ai suoi mostruosi e sgomentanti personaggi; poi sono arrivati truccatori ed effettisti del calibro di Robert keen, Rick Baker, Rob Bottin… Quali sono i suoi truccatori ed effettisti prediletti, coloro che considera i suoi maestri e le sue maestre?

Tra gli artisti che ammiro c’è sicuramente Dick Smith (Il padrino, L’esorcista, Amadeus, La morte ti fa Bella), acquistai il suo corso online, tre libri dattiloscritti pieni di utilissimi consigli, dalle basi del mestiere fino al marketing e la presentazione della propria professione (che ho scoperto presto essere una grandissima parte del nostro lavoro).

Senz’altro poi Tom Savini e il suo gusto gore inconfondibile nei film di George Romero tra cui L’Alba dei Morti Viventi, e Dal tramonto all’Alba di Tarantino & Rodriguez. Non può mancare alla lista dei preferiti Greg Nicotero (Sin City, The Walking Dead); una cosa che mi ha molto affascinato di questi due ultimi artisti è la poliedricità nel loro lavoro, Savini lo abbiamo conosciuto anche come attore e Nicotero come regista e produttore. Del resto quando gli effetti diventano complessi siamo noi a dirigere quelle scene e se ami questo lavoro… lo ami tutto, ed è bello intersecare e mischiare le arti!

Tra gli artisti contemporanei mi piacciono molto anche Neill Gorton, (Doctor Who, Peaky Blinders), Mark Coulier (Elvis, Grand Budapest Hotel) e Nick Dudman (Harry Potter, Carnival Row, Penny Dreadful). Anche in Italia ci sono artisti contemporanei che fanno un lavoro davvero lodevole, come Valentina Visintin, Andrea Leanza e Valter Casotto.

Apprezzo molto non solo il lato artistico ma anche imprenditoriale di diverse di queste figure. Io ho iniziato da sola, mi sono poi affianca a un piccolo laboratorio dove feci un corso introduttivo, Studio Laboratorio 51 di Tiziano Morelli, da cui mi staccai dopo un paio di anni per proseguire con Baburka. In seguito non ho avuto dei veri e propri mentori, siamo cresciuti insieme con il mio team tra mille progetti indipendenti. Effectus è stato un altro passo fondamentale per me, perché non solo mi ha permesso di dare tanto alla comunità, diciamo quello che avrei voluto ricevere io quando ho iniziato, ma anche di crescere molto.

Io faccio parte di una delle prime generazioni dei “figli di nessuno” che si sono approcciati a questo mestiere in Italia per passione e non per eredità e ho davvero dato tutta me stessa e continuo a farlo per raggiungere i miei obiettivi.

Nel mio percorso, dopo tanti anni di indipendente, ho incontrato poi su progetti più grandi Claudia Catini, un’incredibile parrucchiera, che posso considerare la mia madrina spirituale nella crescita in questo mondo e con cui continuo a collaborare con grandissimo piacere.

Giulia Giorgi alle prese con una creazione di body painting

I Segreti di un Mestiere e di un’Arte

Qual è il trucco o l’effetto più complesso nella cui realizzazione si è, vi siete cimentati?

In generale, da una prospettiva sia tecnica che artistica, ricordando che ogni momento del processo creativo richiede tempra e dedizione, qual è la parte più facile, blanda, e quella più ostica, difficoltosa del suo lavoro? E quali sono i progetti a cui si è semplicemente più divertita a lavorare?

L’effetto speciale più difficile è mantenere un posto di lavoro sereno! La parte più complicata del nostro lavoro sono infatti le relazioni umane, perché se dovessi fare una stima del processo intero, queste pesano all’80% su quello che accadrà: dal primo contatto per un progetto, alle trattative, alla scelta del personale e la sua gestione, alla creazione del budget per arrivare finalmente alla realizzazione del pezzo per poi portarlo sul set e la sua organizzazione nella messa in scena. Essendo questo un lavoro che tiene la squadra a stretto contatto per moltissime ore al giorno, è un lavoro di equilibri delicati la cui rottura può ricadere su tutto il fronte creativo.

Detto questo, non credo esista una parte più facile perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, questo lavoro viene spesso romanticizzato come molti mestieri che si avvalgono di una componente artistica, ma richiede grande dedizione perché è un Lavoro, ci vogliono una decina di anni per avere una panoramica adeguata su tutte le tecniche che si potrebbero utilizzare e ci vuole molto tempo perché la professione diventi sostenibile (circa 5 anni abbiamo calcolato con l’associazione), ma rimane comunque il lavoro più bello del mondo, almeno per me.

É molto bello lavorare in progetti grandi, di cui ancora non mi è mai capitato di essere head designer, ma lavorare in questi contesti più “industriali” lascia meno spazio all’arte e implica più tecnicismo. Se dovessi indicare uno dei miei lavori preferiti citerei sicuramente Go Home – a Casa Loro di Luna Gaulano, di cui sono stata la designer, uno zombie movie politico in chiave Romeriana, genere a cui sono affezionata sia artisticamente che ideologicamente.

Giulia Giorgi durante una presentazione, al Romics di Roma, del film di Luna Gualano “Go Home – a Casa Loro” (2018), con, da destra: lo sceneggiatore Emiliano Rubbi; il moderatore che presiedeva all’evento, il giornalista Giuseppe Pollicelli; la regista Luna Gualano; l’attore Cyril Dorand Nzeugang Domche; l’attore Musah Abdul Rahman

Quali sono i suoi mostri preferiti, le creature che più la affascinano in ambito cinematografico, letterario, mitologico o quant’altro? In generale quali sono le sue principali fonti di ispirazione, quelle più incisive, significative, che maggiormente l’hanno influenzata?

Tutta la mitologia antica di qualsiasi parte del mondo è cosparsa da creature fantastiche benigne e maligne, rimanendo in casa, la pittura medievale e le rappresentazioni ecclesiastiche sono decisamente piene di creature spaventose oltre ogni immaginazione cinematografica.

Mi piace molto studiare e scoprire le varie tradizioni delle diverse popolazioni, per vedere le diverse rappresentazioni della natura, dei suoi elementi come anche della natura umana e poterle fondere o essere dei punti di partenza per nuove idee. L’ispirazione può venire da qualsiasi cosa, moltissimo dalla natura nel caso delle creature, e dalla storia dell’umanità in sé, come anche dalla cinematografia precedente.

Sicuramente una delle mie creature preferite dell’immaginario cinematografico sono Predator, e Il dilofosauro di Jurassic park. Da sempre affascinanti per me sono anche i vampiri, ma tra i mostri cinematografici i miei preferiti sono senz’altro gli zombie. Sia per la varietà con cui sono stati rappresentati, varietà che nasce sia dalla sensibilità del SFX artist, sia perché attraverso la loro caratterizzazione passa spesso un messaggio sociale, se non politico, rendendoli il “mostro politico” per eccellenza; questa capacità dello zombie di fare da veicolo per un messaggio sociale mi ha sempre affascinato.

Giulia Giorgi in Marocco, con l’attore Kazuma Glen Motomura, sul set del cortometraggio di fantascienza post-apocalittica “Exodus”, 2020, di Yassine El Idrissi

Vorrei ora fare una digressione e considerazione sul concetto di Maschera per tradurla poi in domanda: quando il famigerato Hannibal Lecter indossa la maschera che gli viene imposta quest’ultima non cela affatto la sua autentica natura bensì la dissuggella, la squaderna. Gli antichi attori greci esibivano maschere in quanto i primi spettacoli teatrali promanavano direttamente dalla liturgia religiosa, e gli sciamani ancestrali ne indossavano allo scopo di stabilire un connubio con gli spiriti, affrancandosi così da angusti limiti per assurgere al Sacro. Perciò il termine stesso, derivando dal latino Masca, ossia strega, evoca il sovrannaturale, e testimonianza della valenza originale della maschera è il mito della Licantropia, che ha radici sciamaniche: ancora nel 1766, leggenda vuole che l’intrepido mandriano Pierre Blanc, fronteggiando la terrifica Bestia del Gévaudan, abbia scorto sul suo addome dei…bottoni…

La maschera primigenia non nasconde bensì rende manifesta e dispiega la parte più recondita e profonda di noi. Pertanto le chiedo: le è mai capitato, creando un trucco, di avere la sensazione di aprire uno spiraglio su di un abisso imperscrutabile per concitare colleghi, attori, spettatori?… E quanto conta cercare di carpire il mondo interiore stesso di chi si trucca per attingervi nel creare la maschera?

Ci sono tantissimi modi di creare un Makeup, in Italia lavoriamo poco con il fantastico e con l’horror, in generale quindi non sono moltissime le occasioni per creare dei personaggi di questo genere. Ma si lavora molto sulla caratterizzazione di personaggi reali, e questa può avvenire anche con dei piccoli elementi, come un naso, una cicatrice o dei baffi o un taglio di capelli. L’importante è che ogni Makeup è necessario creare una storia, un perché, anche se il pubblico non lo saprà mai, questo rende comunque più veritiera la trasformazione nel suo complesso. Per quanto riguarda il bellissimo discorso sulla maschera che accennavi, ci sarebbe moltissimo da dire, ma vorrei solo lanciare questo spunto: un attore mette sempre una maschera, fa parte della sua arte riuscire a trasformarsi in un personaggio diverso ogni volta; alcuni attori hanno capacità mimiche eccezionali (pensiamo a Jim Carrey o a Totò), ma molti maestri del cinema ci insegnano che basta pochissimo sullo schermo per trasmettere un’emozione, e qui potremmo citare Takeshi Kitano e i suoi volti inespressivi colpiti da improvvisi tick. Tra tutti ho citato questi attori perché creano maschere, anzi diventano maschere, ma il processo dovrebbe essere lo stesso per tutti gli interpreti magari a livelli meno evidenti. Il nostro lavoro nella maggior parte dei casi deve aiutare questo processo piuttosto che sostituirsi ad esso. Anche i make-up più complessi devono sempre lasciare all’interprete la libertà di esprimere la sua arte, per questo è fondamentale una collaborazione con l’attore o attrice che dovrà dare vita al Makeup, perché dovrà sentirsi a suo agio e farla diventare la sua nuova pelle. Se c’è qualcosa da esplorare poi invece, nel caso dei mostri e le creature per essere chiari, lo si farà sulla base della sceneggiatura e della visione del regista, che comunque sicuramente già esiste quando il progetto ci viene presentato, e se poi il regista è disponibile a ricevere delle proposte in cui possiamo liberamente offrire delle idee, scavare nella psiche del soggetto proposto, beh è la miglior situazione possibile, il vero Sacro Graal di ogni effettista, quello a cui tutti agogniamo ad arrivare.

[CONTINUA… Sabato prossimo 14 ottobre N.d.R.]

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